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Chrome Web Store

Lanciato lo scorso 7 dicembre durante la presentazione del nuovo sistema operativo (Chrome OS) made in Google, il web app store di chrome trasforma il browser in un device vero e proprio, proprio come se si trattasse di un iPad, ma senza cambiare una virgola del nostro computer. Ma cosa cambia veramente? Facciamo un esempio: mettiamo a confronto il sito del New York Times e la sua applicazione per Chrome nelle immagini qui sotto. Spicca la pulizia e la facilità di fruizione dei contenuti dell’applicazione rispetto al normale sito
App
Website
Questo apre un nuovo approccio alla diffusione dei contenuti sul web così come sta succedendo con i tablet: i contenuti free possono essere trasformati in premium se si aggiunge valore al prodotto e le app sembrano il modello che potrà essere preso in considerazione sia da sviluppatori che editori.
Il modello iTunes (copiato qui anche nella grafica da Google) è già risultato vincente sia per la musica che per le applicazioni mobili. Lo diventerà anche per il web.

Global Web Index

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Un tool molto interessante ci mostra i comportamenti della popolazione mondiale sul web: trends e abitudini in rete che possono affinare il nostro comportamento quando si tratta di pianificare campagne di comuncazione digitale.

Lo strumento è in versione lite di prova…per chi volesse approfondire e acquistare i servizi completi può farlo sul sito Global Web Index.

HTML5 vs Flash: facciamo chiarezza

Cerchiamo di diradare le nubi che avvolgono questi 2 formati: innanzitutto cosa sono?

Adobe Flash è un programma per creare video interattivi, la cui applicazione va dalla semplice presentazione, al banner animato, fino alla creazione di interi siti. Caratteristica di questo programma, è la semplicità di programmazione ed estrema duttilità creativa: tutto ciò che ti viene in mente lo puoi facilmente disegnare e trasformare come meglio credi.

Questo ha permesso la sua diffusione così ampia nel corso degli anni, soprattutto per la creazione di siti web: fare un sito in Flash è decisamente più facile, veloce e con risultati grafici più accattivanti, che svilupparlo con Dreamweaver e il codice HTML.

HTML5 non è un programma, ma un linguaggio di programmazione, evoluziuone del codice HTML, la base di tutte le pagine web. Più ostico e macchinoso da programmare, ma universale e visualizzabile da tutti i brower, computer e smartphone.Aggiunge caratteristiche prima presenti solo con Flash.

Perchè se ne parla così tanto negli ultimi tempi? Perchè Apple ha deciso di puntare su HTML5 invece di Flash per i propri dispositivi mobili (iPhone, iPad, iPod Touch), motivando la scelta in una lettera chiara e precisa pubblicata sul proprio sito: Flash è una tecnologia che andrà scomparendo (come fu per il floppy disk) e il nuovo che avanza è proprio il nuovo codice.

I numeri parlano chiaro: ad oggi sono stati venduti 50 milioni di iPhone, 35 di iPod e 2 (in soli 2 mesi) di iPad. Quasi 90 milioni di persone li usano per navigare e la scelta di escludere Flash è decisiva per il futuro del web e per Adobe stessa.

Per fare un sito in Flash serve il programma di proprietà di Adobe (costo 700 dollari) e un altro per poterlo visualizzare, con l’HTML, basta un browser aggiornato. Flash da parecchi problemi di sicurezza, è pesante e crasha spesso, il codice html non richiede plugin, è più leggero da caricare e veloce e non serve un programma proprietario per scriverlo: è open source e tutti possono contribuire al suo sviluppo e miglioramento.

Apple ci mostra le sue potenzialità in una pagina dedicata ai nuovi standard del web: è possibile provare col nostro mouse cosa succederà in futuro.

Adesso gli sviluppatori faranno la differenza nel successo di un formato sull’altro. Noi possiamo solo navigare nel frattempo!

Contenuti, questi sconosciuti

Il web non è diverso dalla carta stampata, usa solo una tecnologia più veloce di trasmissione delle informazioni.

Capita molto spesso di imbattersi in siti aziendali o di prodotto, dove al di là della grafica accattivante e della solita presentazione in Flash (che tutti saltano), rimane ben poco.

Sembra che il contenuto, quello vero, non sia preso in considerazione quando si deve fare promozione. Certo una bella vetrina è accattivante e piacevole per gli occhi, ma non basta, o almeno, non basta più.

Se ne parlava al Wordcamp di Milano circa 2 settimane fa, nell’intervento di Mafe De Baggis, che raccontava la sua difficoltà nel proporre alle aziende l’uso di Wordpress, piattaforma che serve appunto a creare facilmente contenuti in rete. Le aziende però vogliono il “sito bello” e, provare a vendere contenuti, sembra uno sforzo quasi inutile.

Si deve entrare in una nuova ottica, nella quale l’immagine di un’azienda si fonda soprattutto sul valore che riesce a trasmettere con le sue competenze e non solo con i brillantini lanciati negli occhi del consumatore.

Si tratta di “educare” chi comanda in azienda. Sarà un processo lungo, ma ci arriveremo.